martedì, 24 giugno 2008

L'Albania a San Giovanni Rotondo

albania
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categoria: presidio di san giovanni rotondo

martedì, 20 maggio 2008

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE CI RIGUARDA: PRENDIAMO LA PAROLA COME UOMINI



Importante appello lanciato nel 2006 e pubblicato su www.altrenotizie.org...sarebbe interessante sapere che cosa è accaduto in questi anni.


LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE CI RIGUARDA: PRENDIAMO LA PAROLA COME UOMINI
Martedì, 19 Settembre 2006 - 19:15

Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne.
Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico.
Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile.
Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.
E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche..


Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze? Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne?
Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, piĂą inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti, individuali e di gruppo.

Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacitĂ  di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualitĂ  e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.


La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metĂ  del secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo.
Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire.
Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.


L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo.
La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo “scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo.
Noi pensiamo che la logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può essere vinta solo con un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.


Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile.
La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un’antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una “risposta” nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna.
Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile.


La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici, eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile.
Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole affrontare il probabile scandalo.
Un fratello insegue e uccide la sorella, rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia.
Un immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi, perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità. In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati ma anche di maschi italiani.
Sono italiani gli stupratori di una ragazza lesbica a Torre del Lago. Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno.
Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in procinto di lasciarli.


Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra.
Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza.
E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e dello stato nei processi per violenze contro le donne.
Si è persino messo sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.


Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilitĂ  da parte maschile.
In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale. Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva.


La violenza è l’emergenza più drammatica. Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante.
Anche convocando nelle cittĂ  manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre piĂą insopportabile resistenza con cui la parte maschile della societĂ  reagisce alla volontĂ  che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertĂ 


Il corpo femminile è negato con la violenza.
Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.)
Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia, nell’informazione, nell’impresa.
Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali – non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.


Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro.


Una riflessione comune capace di determinare una sempre piĂą riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.


Primi firmatari: Alberto Leiss, Marco Deriu, Stefano Ciccone, Jones Mannino, Massimo Michele Greco, Sandro Bellassai, Claudio Vedovati.

Adesioni

Davide Rossi, Umberto Varischio, Gianfranco Proietti, Luca Proietti, Giuseppe Colosi, Lino Giaccone, Diego Bortolameotti, Francesco Lauria, Beppe Pavan, Daniele Barbieri, Roberto Poggi, Massimiliano Luppino, Andrea Baglioni, Luigi Zoja, Fausto Perozzi, Alessio Surian, Gianluca Borghi, Mattia Toscani, Eugenio Caggiati, Marcello Acquarone, Attilio Mangano, Roberto Illario, Daniele Bouchard, Luciano Sartirana, Corrado Roncaglia,, Franco Toscani, Giacomo Mambriani, Marco Cazzaniga, Gianni Ferronato, Livio Dal Corso, Carlo Marchiori, Marco Sacco, Vanni Bertolini, Francesco Camattini, Luciano Marmocchia, Giuseppe De Nigris, Marco Cervino, Gianni Caligaris, Domenico Matarozzo, Sandro Mezzadra, Stefano Sarfati Nahmad, Alberto Moreni, Enrico Ottolini, Vittorio Cotesta, Alessandro Bosi, Franco Caldera, Ettore Lo Maglio Silvestri, Goffredo Fofi, Cesare Del Frate, Daniele Licheni, Nicola Sinopoli, Enrico Euli, Roberto Verdolini, Antonio D’Andrea, Silvano Cogo, Christian Carmosino, Sandro Coccoi, Giacomo Truffelli, Gianfausto De Dominicis, Michele Citoni, Franco Insalaco, Gigi Malaroda, Andrea Rigon, Nicola Negretti, Nicola Ricci, Mario Gritti, Gianfranco Neri, Osvaldo Pieroni, Andrea Lavagnoli, Antonio Cinquantini, Paolo Scatena, Antonio Canova, Michele Poli, Domenico Rizzo, Stefano Montali, Fernando Lelario, Alessio Miceli, Alessandro Quintino, Gabriele Galbiati, Renato Sebastiani, Giuliano Dalle Mura, Stefano Vinti, Pietro Craighero, Rino Genovese, Giampiero Bernard, Lorenzo Di Santo,// Davide Larizza, Tonino Soldo, Davide Fantazzina, Gianluca Ricciuto, Ubaldo Coccoli, Pierangiolo Berrettoni, Nicola Briguglio, Fabio Arras, Sergio Bellucci, Giorgio Gallo, Carlo Simionato, Gianfranco Iannuzzi, Marco Capovilla, Stefano Galieni, Enrico Peyretti, Stefano Dall’Agata, Andrea Cozzo, Antonio Versari, Saverio Aversa, Sandro Campanini, Gaetano Stella, Pasquale Voza, Luigi Dotti, Enzo Zampella, Claudio Calcaterra, Ass. Aspettare Stanca, Maschile Plurale, Il Cerchio degli uomini.

Chi volesse aggiungersi ai firmatari può scrivere all'indirizzo: appellouomini@libero.it. Per contatti 338/5243829, 347/7999900.



Le ragioni di questo appello


L'appello che diffondiamo in questi giorni reca le firme di uomini provenienti dai piĂą disparati percorsi politici, culturali, religiosi, sessuali, che hanno deciso di reagire in qualche modo ai terribili fatti di violenza alle donne che le cronache hanno riportato alla nostra attenzione negli ultimi mesi.
Alcuni vengono da esperienze politiche tradizionali, altri vengono da movimenti studenteschi, pacifisti e ambientalisti, altri ancora hanno cominciato a riflettere su questi temi a partire da relazioni affettive o di amicizia o da scambi con il movimento delle donne.


Si tratta di percorsi semplicemente individuali.
Ma anche di esperienze, spesso informali, di gruppi di autocoscienza e di discussione su diverse questioni (stupro, guerra, prostituzione, pedofilia).
Esistono attualmente in Italia gruppi di uomini di questo genere in diverse cittĂ : "Uomini in cammino" di Pinerolo, "Maschile plurale" di Roma, "Maschile plurale" di Bologna, il "Gruppo uomini" di Verona, il "Gruppo uomini" di Viareggio, il "Gruppo uomini" di Torino, il "Gruppo uomini di agape", "Il cerchio degli uomini" di Torino, l'"Associazione uomini casalinghi" di Pietrasanta, a cui si aggiungono gruppi misti di uomini e donne "IdentitĂ  e differenza" di Spinea, "La merlettaia" di Foggia, il "Circolo della differenza" di Parma, il "Gruppo sui generis" di Anghiari, il "Gruppo sul patriarcato" di Roma promosso dal "Forum Donne PRC".


Queste occasioni di riflessione hanno dato vita a un ampia produzione di articoli, libri, incontri, convegni, sui temi della maschilitĂ  e dei rapporti tra i sessi (anche se finora con scarsa attenzione da parte dei media).
Negli ultimi anni si sono infittite le occasioni di incontro e confronto a livello nazionale tra uomini e anche tra uomini e donne con alcuni appuntamenti oramai riconosciuti (ad Agape, Asolo, Anghiari fra gli altri).


Gli uomini che hanno attraversato queste esperienze non rivendicano estraneitĂ  rispetto alla storia a cui appartengono e non cercano rivincite riesumando vecchi trofei e valori patriarcali.
Assumono la libertà conquistata dalle donne grazie al loro pensiero e alla loro pratica, come occasione per interrogarsi e scoprire cose nuove su di sé.
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giovedì, 08 maggio 2008

Iran, un divorzio costa 8100 libri


di Andrea Lessona

lunedì 10 marzo 2008



Un libro di poesia per sognare, 8100 per divorziare.


Il giudice Mahmud Baqal-Shiravan della Corte per la famiglia di Teheran ha guardato le carte, esaminato il contratto matrimoniale e alla fine ha detto sì.


Sì alle richieste di una donna abbandonata dal marito, sì al risarcimento scritto nero su bianco prima della loro unione.


Lo avevano firmato insieme quel documento, quando si erano sposati quattro anni fa: in caso di separazione, il marito dovrĂ  alla moglie 8100 volumi. Come indennizzo.


I libri dovranno essere tutti rigorosamente di poesia.
E’ quanto aveva preteso la consorte. E’ quanto il magistrato ha deciso sulla base del diritto islamico.


La donna, figlia di un musicista, è cresciuta in un ambiente intellettuale sin da piccola come ha riportato il quotidiano Iran.


Per questo motivo, a differenza di altre spose, non ha voluto inserire nella clausola matrimoniale richieste di denaro, ma opere di intelletto.

Nonostante il marito non si sia presentato all’udienza, l’impegno dovrà essere onorato sino in fondo.


Il costo previsto per lasciare la vecchia moglie e trovarsene un’altra è di circa 700 milioni di rial (quasi 50 mila euro).


La sentenza che per la nostra cultura occidentale fa un po’ sorridere è invece una cosa molto seria in Iran.
E non è la sola.


Non piĂą tardi di una settimana fa, un altro uomo era stato condannato a risarcire per abbandono la ex moglie con 124 mila rose rosse.

Anche in questo caso la buonuscita era stata concordata prima dell’unione.


Non avendo però rispettato l’impegno, il giudice ha disposto il sequestro di un piccolo appartamento di proprietà del marito.

Che gli sarĂ  restituito solo e se il debito sarĂ  pagato.


Fonte: www.ilreporter.com

vedi anche: www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.1959705374
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domenica, 23 marzo 2008

L'abitare al Fondo Verri

abitareweb
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giovedì, 20 marzo 2008

Al Fondo Verri di Lecce Incontri sull'abitare i luoghi

[Granbazar.2008 scritture | esperienze | culture]

Fondo Verri

Presidio del libro di Lecce


&

Presidio del libro Germinazioni del Centro di Salute Mentale Asl di Lecce


S.I.U.I.F.A. - Sezione Italiana dell’Union Internationale dès Femmes Architectes


Con il contributo Ordine Architetti P. P. C. della Provincia di Lecce


Abitare i luoghi, tra cura e progetto

incontri di approfondimento del rapporto tra territorio e comunità

a cura di Cristina Caiulo architetto (Studio AERREKAPPA di Lecce)

e del Fondo Verri


 

Venerdì 28  marzo  ore 20.00

I luoghi, la loro “anima”

Stefania Stamerra dialoga con Lidia Decandia


Giovedì 3 aprile ore 20.00

L’abitare

Mina Schito  dialoga con Mimmo Pesare


Giovedì 10 aprile ore 20.00

La grande Lecce, trasformazioni della città contemporanea

Rita Miglietta dialoga con Michele Mainardi


Il Salento dei non luoghi, gli spazi della contemporaneità

proiezione di una selezione delle foto partecipanti al concorso promosso dalla S.I.U.I.F.A. nel 2005.


Giovedì 17 aprile ore 20.00

Il Salento: geografie letterarie

Mauro Marino dialoga con Antonio Errico


interventi musicali di Paolo Pacciolla


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martedì, 18 marzo 2008

www.sviaggi.blogspot.com

Un nuovo blog è in rete www.sviaggi.blogspot.com
CONTRIBUITE CON IMPRESSIONI DI VIAGGIO, FOTO, BOZZETTI, LIBRI, FILM, MUSICA, ecc..!
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venerdì, 14 marzo 2008

A Tuglie Vita di donne!

vite_donne
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venerdì, 14 marzo 2008

Lazzareni e Matinate - 17 marzo a Sannicola

lazzareni e matinate locandina
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martedì, 11 marzo 2008

da san Giovanni Rotondo sull?otto marzo










8 marzo con il "Presidio del libro" PDF Stampa E-mail













Inserito da Redazione   
sabato 08 marzo 2008

San Giovanni Rotondo NETGrande partecipazione al Pasteus con la scrittrice Valeria Palumbo



Svestite da uomo. Donne in abiti maschili dalla Grecia antica all'Iran di oggi”
















Grande partecipazione all’incontro organizzato dall’associazione culturale “Il Presidio del libro” di San Giovanni Rotondo al Pasteus con la giornalista/scrittrice Valeria Palumbo che ha presentato il suo libro “Svestite da uomo. Donne in abiti maschili dalla Grecia antica all'Iran di oggi”.

Un confronto diretto con Rosa Porcu,
docente di filosofia e storia in un istituto scolastico di Manfredonia, ricercatrice al centro “Ricerca-donna” di Manfredonia e membro fondatore dell’ associazione “Bianca Lancia”, e soprattutto con il numerosissimo pubblico – donne e uomini - presente in sala che ha animato la serata con le proprie considerazioni sul tema della festa della donna.

Un 8 marzo particolare che quest’anno festeggia il suo centenario. Tra le Amazzoni, Lady Oscar e
Mary Wollstonecraft, la Palumbo (caporedattore de L’Europeo) ha raccontato, con entusiasmo, divertimento e precisione, alcune delle storie più interessanti sul tema leggendo alcuni brani tratti da libri. Filo conduttore dell’incontro la volontà delle donne, e allo stesso tempo la grande difficoltà, di essere libere nel contesto sociale nel quale oggi si vive, dove troppo spesso gli atteggiamenti maschilisti prendono il sopravvento.

La Palumbo ha ricordato alcune realtà nel mondo molto difficili come l’Arabia Saudita dove le donne non hanno diritto di voto, non hanno la carta d’identità e dove, spesso, ragazzine di dieci anni vengono “consegnate” a uomini di cinquanta.


Nel ripercorrere la storia delle donne che in tutti i secoli, in tutto il mondo, hanno indossato abiti maschili per conquistare un'indipendenza altrimenti irraggiungibile - donne che si sono vestite da marinaio, da frate, da soldato - il libro della Palumbo si propone come un saggio sull'aspirazione alla libertà. “I ribelli al maschile rendono la vita possibile”, ha detto l’americana
Nathalie Barney, ma forse è più divertente, fa riflettere ed è più vicina alla quotidianità che viviamo la battuta di un presente all’evento: “Io mi sento maschio ma non ho la libertà di portare la gonna!”


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giovedì, 06 marzo 2008

8 marzo! A Lecce Mai piĂą scema di Elisa Albano

Mai piĂą scemaSabato 8 marzo, ore 19.30

Fondo Verri - Incontri con l’autore:



Presentazione del libro


Mai più scema di Elisa Albano


Lupo editore


Appuntamento per l’otto marzo al Fondo Verri con la presentazione, alle 19,30, del libro “Mai più scema” di Elisa Alfano edito da Lupo. Storie di donne: Laura, Maria, Sandra, Olga, Gianna che chissà con quante altre condividono faccende coniugali e avvilimenti e si sono ritrovate con lo sguardo perso nel vuoto, davanti allo specchio, con lo sconforto a fior di labbra! Incapaci di spiegarsi la vita. E allora? Dove vai se l’autostima non ce l’hai? Da nessuna parte, perché l’autostima e, in fondo, il motore di tutto ciò che ci accade. E se allora nulla di quel che ci accade è come vorremmo è perché siamo a secco di questo straordinario carburante: l’abbiamo consumato, o non l’abbiamo mai avuto. Urge allora un distributore facile da raggiungere, e possibilmente economico. Il libro di Elisa Alfano, psicologa, artista e scrittrice, da sempre attenta alle problematiche femminili, sembra fatto apposta per questo, tanta benzina per tutte senza spendere una fortuna.


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